A Vicenza, nella sede di Italia Lavoro, iniziativa congiunta di Fisac e Nidil contro gli abusi dei contratti a progetto

September 27th, 2006

Applicazione irregolare dei contratti a progetto, inquadramento scorretto dei lavoratori, operatori di call center utilizzati per rispondere al centralino: numerose le anomalie riscontrate dalla Fisac e dal Nidil Cgil nella sede di Vicenza di Italia Lavoro, che hanno dato origine a tre vertenze individuali. “Preoccupa – commenta Lia Colpo, responsabile del Nidil di Vicenza – che irregolarità di questo tipo si riscontrino nell’agenzia tecnica del ministero del Lavoro che, per il ruolo istituzionale che ricopre, dovrebbe essere esempio nel mercato del lavoro”. “Da alcuni mesi – sottolinea Domenico Moccia segretario generale della Fisac – sono riprese le trattative per rinnovare il contratto dei lavoratori di Italia Lavoro, scaduto da cinque anni, ed è stato aperto un tavolo con le organizzazioni degli atipici per dare tutele ai circa 850 collaboratori che Italia Lavoro utilizza su tutto il territorio nazionale. In questo clima il sindacato ha tentato di risolvere in via negoziale le controversie aperte, ma la società ha risposto con una totale chiusura”.
I casi sollevati “riguardano anche – specifica Rossella Ceramelli, della segreteria nazionale Nidil – l’applicazione irregolare dei contratti a progetto per figure con mansioni prettamente operative e strutturali. Il ministero, che ha affidato a Italia Lavoro un ruolo sulla circolare relativa ai call center, dovrebbe verificare l’esatta proporzione tra dipendenti e collaboratori nella società e, soprattutto, come sono stati utilizzati gli operatori del call center gestiti da Italia Lavoro in Veneto”. Fisac e Nidil auspicano che Italia Lavoro, visto il suo ruolo istituzionale, torni a discutere con il sindacato per cercare una conciliazione nelle sedi appropriate.

disegno di legge di Sinistra Ds-Rifondazione-PDCI sul precariato

September 18th, 2006

“Si tratta di una proposta importante sia sul piano politico sia sul piano del merito”. È quanto dice Cesare Salvi, presidente della commissione Giustizia del Senato e gia’ ministro del Lavoro, in riferimento al disegno di legge di cui e’ firmatario insieme a Giovanni Russo Spena, capogruppo di Rifondazione comunista, e Manuela Palermi, capogruppo Pdci-Verdi e che mira a modificare il “contratto a termine”, come regolamentato dal decreto Berlusconi del 2001, il cui scopo e’ di rendere meno precario il mercato del lavoro italiano.

Questo ddl e’ la prima iniziativa politica parlamentare comune di Rifondazione comunista, Verdi-Comunisti italiani e sinistra Ds su un argomento di forte presa popolare come la lotta al precariato. Ma essa e’ anche importantissima nel merito - sostiene l’esponente diessino -: la disciplina dei contratti a termine infatti e’ stata modificata con decreto legislativo del 2001 dal governo della destra, pretendendo di dare ‘attuazione’ a una direttiva europea.

Si tratta, al contrario, di una normativa in contrasto con quella europea e che, ben prima della legge Biagi, ha introdotto una massiccia dose di precarieta’. Voglio ribadire che non si tratta di un istituto creato con la legge Biagi e che modificarlo radicalmente, come si propone di fare in questo ddl (ad esempio, definendo dei ‘requisiti’ la cui inesistenza impone la trasformazione del rapporto di lavoro in un contratto a tempo indeterminato), rappresenta una precisa e puntuale attuazione dell’impegno programmatico e politico di tutto il centrosinistra contro il precariato. È venuto il tempo di dare una risposta concreta a chi ci ha votato e la lotta contro il precariato e’ certamente uno dei punti chiave di questa risposta concreta” conclude Salvi.

I collaboratori non perderanno i contributi

September 16th, 2006

Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del cosiddetto decreto Bersani è diventata operativa la proroga del termine di prescrizione per la contribuzione riferita all’anno 1996 per i lavoratori iscritti alla gestione separata INPS (collaboratori coordinati e continuativi, liberi professionisti con iscrizione all’INPS, ecc…). Tutti coloro ai quali nel corso del 1996 non sono stati accreditati i contributi previdenziali di legge, avranno tempo fino al 31 dicembre 2007 per sporgere denuncia e recuperare il dovuto.
Il NIdiL CGIL aveva sollecitato questo intervento legislativo dopo l’emissione degli estratti contributivi INPS, che riportavano gravi anomalie in particolare per l’anno 1996. In virtù di tempi insufficienti per interrompere il termine prescrizionale - la legge n.335/95 prevedeva un massimo di dieci anni entro il quale denunciare all’INPS il mancato pagamento dei contributi - molti collaboratori rischiavano di perdere i versamenti ai fini pensionistici. Il provvedimento del Governo concede quindi un anno in più per la verifica e la denuncia dei contributi mancanti.
NIdiL CGIL ha espresso quindi soddisfazione per questa misura e auspicato che il Governo intraprenda ulteriori e adeguati provvedimenti tesi a contrastare il fenomeno della precarietà nel lavoro. In particolare NIdiL chiede di introdurre lo stesso automatismo previsto oggi per i dipendenti che, in caso di omessi versamenti da parte del datore di lavoro, garantisce al lavoratore di usufruire ugualmente dei diritti previdenziali. Inoltre NIdiL sostiene l’estensione delle prestazioni sociali per i lavoratori atipici. Se non fossero intraprese altre e organiche misure, infatti, ancora una volta si offrirebbero a questi lavoratori diritti ben inferiori di quelli dei lavoratori dipendenti.

vademecum

Precarietà: la Filcams-Cgil Modena scrive lettera aperta a Prodi

September 12th, 2006

I Delegati Sindacali delle principali aziende modenesi del commercio, della ristorazione, del pulimento e del terziario hanno inviato al Presidente del Consiglio la lettera che segue.

“Egregio Signor Presidente del Consiglio,
nel mese di marzo ritenemmo di scriverle per sottoporle alcuni temi particolarmente sentiti dai lavoratori dei Servizi (Commercio, Terziario, Turismo, Pulimento, Vigilanza Privata).
Nell’esprimerle la nostra preferenza nell’allora imminente competizione elettorale ci dicevamo convinti dagli obbiettivi che la coalizione di centrosinistra si era data sul tema del contrasto alla progressiva precarizzazione dei rapporti di lavoro.
Lo affermavamo con competenza, in quanto lavoratrici e lavoratori del settore maggiormente inquinato dalle iniziative in materia di mercato del lavoro prodotte dal Governo Berlusconi.
A distanza di alcuni mesi dalla vittoria elettorale del centrosinistra ci pare purtroppo che il tema del contrasto al precariato sia uscito dalle urgenze dell’agenda del suo Governo, diventando secondario rispetto a iniziative, pur condivisibili, quali la possibilità di vendere aspirine negli ipermercati.
Mentre il Ministro Damiano ritiene di affermare che la Legge 30 va confermata, limitandosi a poche correzioni (alle parti inutilizzate peraltro), la situazione va rapidamente peggiorando.
Nella nostra provincia ormai soltanto 2 assunzioni su 10 sono fatte a tempo indeterminato, con un ulteriore peggioramento nei primi mesi del 2006. Per ciò che riguarda il commercio e terziario, settore che da solo rappresenta oltre il 50% del totale di avviamenti al lavoro a Modena, pressoché nessuna nuova assunzione viene fatta con la tipologia del tempo indeterminato ed a tempo pieno.

Presidente Prodi,
qui non si tratta di quella “necessaria flessibilità” evocata da tanti, anche nel suo Governo.
La precarietà non riguarda, come qualcuno potrebbe pensare, giovani che si affacciano per la prima volta nel mondo del lavoro.
La normativa esistente condanna al precariato a vita sia milioni di giovani sia tante donne cinquantenni espulse dal mondo del lavoro, che trovano ricollocazione soltanto a friggere patatine in un McDonalds o a fare le pulizie notturne con un contratto a progetto.
A ciò si aggiungono i possibili interventi sulle pensioni.
Ci hanno molto colpito le dichiarazioni del Ministro D’Alema sull’età pensionabile.
Che il vicepresidente del Consiglio definisca “aberrante” andare in pensione a 57 anni dimostra, oltre che una preoccupante crisi d’identità politica, una visione del mondo del lavoro forse limitata a qualche Ministero.
È forse “aberrante” chi aspira al pensionamento all’età di 57 anni, dopo 35 anni di lavoro nella cucina di una mensa, o dietro i banchi di un supermercato, o a scaricare sacchi, o a fare le pulizie in un Ospedale, o impegnato nella vigilanza armata notturna?

Signor Presidente,
l’assenza di iniziative concrete sul tema del precariato, le modalità con le quali si discute dell’ennesima riforma pensionistica, sono causa per noi di amarezza e delusione.
Ci sarà un cambio di registro nei prossimi mesi?
Cesserà la babele di voci che si alza dai suoi Ministri, che non contribuiscono certo a fare chiarezza sulle intenzioni dell’Esecutivo da Lei diretto?
Vedremo una riforma del Mercato del Lavoro non soltanto di facciata?
Si potrà discutere di pensioni nei tempi necessari, partendo da dati concreti e avendo come primo obbiettivo l’abolizione dei troppi privilegi ancora esistenti?
Noi speriamo di sì.
Ma se così non fosse le assicuriamo, Signor Presidente, che nel nostro ruolo di Rappresentanti Sindacali chiederemo alla Cgil di non fare alcun sconto al suo Governo, riprendendo quella mobilitazione in difesa dei diritti dei lavoratori che ha attraversato gli scorsi 5 anni.

Confermandole la nostra stima, voglia gradire nell’occasione cordiali saluti.”

Le Rappresentanze Sindacali di ManutenCoop, Cir, Coop Estense, Iper LecLerc, NordiConad, Esselunga, Metro, Pedus, Robintur, Politecnica, Isateam, CoopService, Siaer, MediaGroup, Autogrill, Finifast.

In Ue avanza popolo precari: i dati Eurostat

September 12th, 2006

Avanza in Europa il popolo dei precari: nel 2005 un salario su sette derivava da lavoro temporaneo, il 14,5% contro il 13,7% del 2004. La tendenza in tutti i paesi dell’Ue è quella di un aumento costante dell’occupazione a termine. Anche in Italia (12,3%), dove tra l’altro il tasso di occupazione resta tra i più bassi del Vecchio Continente (57,6%) e dove si ingrossano le fila dei giovani in cerca di lavoro (33,6%). A registrare uno scenario cha cambia è l’Eurostat, i cui ultimi dati indicano un tasso di occupazione nel’Ue-25 del 63,8%, in leggero aumento rispetto al 2004 (63,2%).

Pochi sono i paesi che hanno già raggiunto l’obiettivo a suo tempo indicato dall’agenda di Lisbona (70% entro il 2010), con la Danimarca che - sempre lo scorso anno - ha fatto registrare un tasso di occupazione del 75,9%. L’Italia, col suo 57,6%, si pone al terz’ultimo posto: peggio del nostro paese solo Malta e - fanalino di coda - la Polonia. La Spagna - sempre dai dati Eurostat - sembra invece essere la patria dei precari, visto che nel 2005 ben il 33,3% dei salari scaturiva da occupazione temporanea. Ma non sempre questo é un dato negativo, visto che l’elevato numero di lavoratori temporanei può essere anche un segno dell’estrema mobilità del mercato del lavoro e quindi della facilità di cambiare e trovare una nuova occupazione.

Il lavoro a termine in tutta Europa riguarda soprattutto le donne, che in 17 stati membri su 25 superano la quota degli uomini a tempo determinato. L’Italia, infine, appare in fondo alla classifica anche sul fronte dei disoccupati in cerca di lavoro: il 33,6% contro una media Ue-25 del 18,3%. Peggio di noi solo la Grecia (37,3%) a cui va la maglia nera.

Pisa: lavoratori precari manifestano durante l’incontro Damiano-Epifani

September 11th, 2006

“No ai tagli sociali”: così recita il grande striscione mostrato da un gruppo di lavoratori precari davanti alla platea della festa dell’Unità di Pisa ieri, durante il faccia a faccia tra il ministro del Lavoro, Cesare Damiano e il segretario nazionale della Cgil, Guglielmo Epifani. I lavoratori si sono sistemati sulla sinistra del palco, con alcuni striscioni e cartelli, mentre un manifestante si è sistemato davanti al palco con un telo sul quale era raffigurata l’immagine di San Precario.

Precariopoli

September 10th, 2006

 

AA. VV.
Precariopoli
Roma, ilmanifesto libri, 2005, pp. 176, euro 15

Una raccolta di saggi che cerca di fare il punto della situazione circa le lotte sul lavoro. Cosa accomuna i ricercatori universitari precari, i ferrotramvieri milanesi e gli operai di Melfi? Una ricerca svolta interrogando attivisti, sindacalisti e nuovi soggetti del conflitto.

Anche grazie alla bibliografia molto nutrita, il volume è un utile punto di partenza per approfondimenti ulteriori. Emerge, in tutti i casi analizzati, il problema della non rappresentatività dei sindacati e del mondo politico rispetto ai soggetti in lotta. Il libro pertanto pare suggerire l’automobilitazione come filo rosso che lega tutte le esperienze analizzate, e come mezzo per sfuggire alla crisi della rappresentanza.

Milano: riunione di Uninomade sul Reddito di Cittadinanza

September 10th, 2006

Il centro-sinistra, a partire dalla recente campagna elettorale, ha
finalmente scoperto la precarietà. Per noi la precarietà è sempre
stata centrale, dunque siamo d’accordo: è centrale che il tema
assuma, finalmente, un ruolo cardine nel dibattito e nell’agenda
politica attuale. La precarietà è condizione esistenziale e
generalizzata, è il cuore vivente su cui poggia il paradigma di
produzione contemporaneo. Punta a trasformare, plagiare, reificare le
soggettività al lavoro nel capitalismo cognitivo presente. La
precarietà è condizione eterogenea e molteplice: è donna, è migrante,
è materiale e immateriale, interessa tutte le fasce di età - anche se
in misura maggiore quella giovanile - è industriale e terziaria, è
interna ed esterna allo stesso tempo. La precarietà si basa
sull’individualizzazione del rapporto di lavoro, sul progressivo ma
inesorabile smantellamento dei diritti del lavoro così come dei
servizi, su miopi politiche concertative sindacali, sulle
difficoltà/incapacità di rappresentarla, sulla perdita di valore
della contrattazione collettiva, sul diffondersi dei miti della
flessibilità e dell’individualismo nei comportamenti privati, sul
cedere delle pratiche conflittuali.
Essa viene percepita con modalità differenti a seconda del conteso
lavorativo e del tipo di prestazione svolta. Non c’è, dunque,
un’unica risposta possibile alla precarietà. Proprio perché riguarda
la vita intera degli individui, perché eccede la sola condizione
lavorativa e di reddito, non è pensabile un intervento esclusivamente
limitato alle politiche del lavoro. Essa deve essere affrontata nella
sua ingombrante complessità, sia sul versante dei diritti del lavoro
che su quello della rivendicazione di un nuovo welfare, che vuole
dire “immaginare un nuovo piano simbolico”. La lotta contro la
precarietà è infatti, soprattutto, lotta contro le condizioni di
ricattabilità che essa comporta, ma è anche lotta contro il crescente
condizionamento simbolico del vivente. Bisogna puntare al
miglioramento delle condizioni salariali e contrattuali vigenti ma
anche a garantire un reddito, a prescindere dalla prestazione
lavorativa.

Durante l’estate sul quotidiano Il Manifesto si è svolto un
dibattito, assai più politico che teorico, sul tema reddito/salario:
essi sono stati forzosamente giustapposti. Secondo il corsivo
redazionale che accompagnava il primo degli interventi, la richiesta
di un reddito continuativo favorirebbe la frammentazione del mondo
del lavoro e la riduzione dei salari, rendendo vane le conquiste
sociali di un secolo di lotte operaie. Si pretende, in tal modo, di
costruire un’artificiale e corporativa contrapposizione tra lotta per
il reddito e lotta per il salario, che non esiste nella realtà. Essa
pare frutto, piuttosto, di nostalgie per la classe operaia
dell’industria manifatturiera. Si cancellano così le caratteristiche
della nuova composizione sociale del lavoro, che vede al suo interno
una quota crescente di lavoro cognitivo terziarizzato, con nuove
esigenze, bisogni, contraddizioni. Si è premuto perché le iniziative
della sinistra radicale e dei movimenti, a partire dall’assemblea
dell’8 giugno scorso a Roma, “Stop precarietà“, si focalizzassero
sulla stabilizzazione del posto di lavoro e sull’abrogazione della
Legge 30, dipinte come le uniche possibili misure per un reale
superamento della precarietà. Ma è davvero così? Non si sta facendo
demagogia?

Riteniamo che non debba esserci alcuna sterile contrapposizione tra
lotta per il reddito e lotta per il salario. Che esse siano, in
questa fase, complementari. Affrontare il nodo della precarietà
richiede l’utilizzo congiunto di più strumenti, a seconda delle
caratteristiche del lavoro, del territorio, dei casi concreti.
Laddove esiste abuso della parasubordinazione è sacrosanto che venga
convertita e riconosciuta come lavoro dipendente (come nel caso dei
3200 di Atesia). Ma è altrettanto sacrosanto che vengano messe in
opera iniziative per garantire continuità di reddito e servizi di
base (casa, mobilità, saperi…). Riteniamo altresì che nell’attuale
capitalismo contemporaneo dove linguaggio e sapere e lo sfruttamento
dei beni comuni sono i nuovi motori dell’accumulazione, la moltitudine
precaria debba aprire vertenzialità non solo nei luoghi di lavoro ma
anche e soprattutto sui territori metropolitani, andando a
ridiscutere di reddito e di welfare. E’ obbligatoria la
ricomposizione sociale di ciò che il capitale frammenta, la
riappropriazione di quei beni comuni di cui il capitale ci espropria.
Le esperienze di lotta francesi del 2005 e del 2006 vanno riprese, i
loro contenuti riaffermati con forza.

Su questi temi, UniNomade (con il supporto del collettivo Chainworkers)
organizza un incontro-dibattito nei giorni 16-17 settembre a Milano presso il Teatro dell’Elfo, con il seguente calendario dei lavori:

Sabato 16 settembre

Ore 13.00 – 17.30 - relazioni sui seguenti temi:
- capitalismo contemporaneo, ruolo della precarietà e dei saperi: le nuove
contraddizioni
- politiche del lavoro e di welfare
- la centralità della questione reddito: definizioni ed effetti
- praticabilità e prospettive del reddito d’esistenza
Introducono Carlo Vercellone, Andrea Fumagalli e Raul (Madrid), animano il
dibattito Toni Negri, Benedetto Vecchi, Cristina Morini, Gigi Roggero,
Chainworker, ESC, Infoxoa, Neurogreen, …….

Ore 18.00 – 20.00: tavola rotonda e confronto sulla proposta di reddito e
forme della precarietà: intervengono Giovanni Mazzetti, Giorgio Cremaschi,
Toni Negri, Carlo Vercellone, Andrea Fumagalli. Coordina e presiede Marco
Bascetta,

Domenica 17 settembre
Ore 10.00 – 13.00 continua la discussione con le realtà di movimento.
Coordina Marcello Tarì.