Archive for November, 2006

Centinaia di precari al Formez

Tuesday, November 14th, 2006
Sono più di 200 le persone al Formez con contratto a tempo determinato (quasi la metà del totale dei dipendenti) e alcune centinaia quelle con contratti cosiddetti “atipici”, di cui una parte consistente svolge un lavoro equiparabile nella sostanza a quello di un dipendente. Molti di questi lavoratori hanno il contratto in scadenza a dicembre 2006, molti altri nei primi mesi del 2007. Ciononostante, pur avendo denunciato la propria condizione di precarietà al Ministro Luigi Nicolais con una lettera del settembre scorso, non hanno ancora alcuna indicazione sul proprio futuro, con l’aggravante dell’assoluta incertezza sulle nuove fonti di finanziamento di progetti Formez.
Si tratta di risorse molto qualificate, che da anni – in alcuni casi molti anni – svolgono funzioni strutturali, con esperienza e know how ormai consolidati, che hanno maturato un forte senso di appartenenza verso l’Istituto, ne conoscono approfonditamente la realtà e spesso sono identificati all’esterno come referenti dello stesso.
Il Formez ha assunto nelle ultime settimane una posizione di primo piano nel dibattito sulle riforme della Pubblica Amministrazione. In un confuso rincorrersi di indiscrezioni, che vogliono l’Istituto un giorno radicalmente ridefinito nelle sue funzioni e il giorno dopo fuso con la Scuola superiore della pubblica amministrazione, sconcerta la totale assenza di attenzione sul futuro dei lavoratori precari.
Il Coordinamento precari Formez, sulla base di quanto emerso nelle assemblee dei lavoratori degli ultimi giorni, chiede di essere coinvolto immediatamente e in modo diretto nelle discussioni che a tutti i livelli si svolgeranno sul futuro dell’Istituto e di avere rassicurazioni sui seguenti punti:
rinnovo di tutti i contratti in scadenza;
chiarezza sul futuro dell’Istituto nel breve e lungo periodo per quanto riguarda sia la mission sia gli aspetti finanziari;
un piano di stabilizzazione del precariato con tempi e modalità chiare e certe, alla luce tra l’altro della dichiarazione allegata al contratto nazionale Formez siglato a luglio con cui l’Istituto si impegnava a definire, entro l’anno, un apposito accordo sulla politica delle assunzioni e la regolamentazione dei rapporti di lavoro cosiddetti atipici.

Precari della scuola: Folena (Prc-Sinistra Europea) conferma impegno per emendare la Finanziaria

Thursday, November 9th, 2006

I docenti precari chiedono precise garanzie che la Finanziaria verrà emendata in modo da non escludere dalle graduatorie nel 2010 coloro che non fossero stati ancora assunti stabilmente. Il presidente della Commissione Cultura della Camera rassicura che il rinvio del voto all’Aula non è un problema.

Dopo i dubbi e le ansie dei tanti docenti precari scaturiti dal fatto che l’emendamento di maggioranza per modificare l’art. 66 della Finanziaria ed evitare la cancellazione delle graduatorie permanenti dal 2010, presentato in Commissione bilancio alla Camera dei deputati, non è stato esaminato ed è approdato direttamente all’esame dell’Aula (come peraltro, altre proposte di modifica riguardanti il settore scolastico), l’on. Pietro Folena, presidente della Commissione Cultura della Camera, ha diramato un comunicato per confermare il proprio impegno e rassicurare che l’emendamento è stato ripresentato per cercare di farlo passare con il voto assembleare.

“E’ anche meglio, da un certo punto di vista, che l’emendamento 66.151 venga votato in aula - afferma Folena - così ci sarà una assunzione politica più forte dell’impegno verso i precari”.

A questo proposito, il presidente della Commissione Cultura, Scienza e Istruzione, deputato del Prc-Sinistra Europea, invita gli insegnanti precari “a mandare una email a tutti i deputati per sollecitarli al voto”.

I precari della Croce Rossa manifestano in silenzio

Thursday, November 9th, 2006

E’ stata una manifestazione silenziosa quella cui hanno dato vita, nella mattinata di oggi giovedì 9 novembre, centinaia di lavoratori della Croce Rossa Italiana riuniti davanti al Parlamento con l’intento di parafrasare il silenzio assordante del Governo su un problema così sentito dai lavoratori e dalla cittadinanza.

La manifestazione, indetta unitariamente da Cgil Cisl Uil e RdB, ha chiesto l’inserimento nella Finanziaria 2007 di un emendamento che garantisca la stabilizzazione del rapporto di lavoro degli oltre 2400 precari (a fronte degli appena 1700 dipendenti fissi), senza i quali i servizi erogati dalla CRI subirebbero un duro colpo. Inoltre, per fronteggiare l’immediato, si è richiesto almeno un provvedimento tampone che proroghi per tutto il 2007 i contratti in scadenza al  31dicembre 2006.

I lavoratori rivendicano anche un intervento normativo del Governo che consenta di sbloccare la vertenza che li vede ancora in attesa di percepire somme, legittimamente dovute, relative agli anni dal 2002 al 2005.

La protesta non ha ricevuto altra risposta che il silenzio da parte di quello stesso Governo sulla lotta al precariato ha basato la propria campagna elettorale. I lavoratori della Croce Rossa attendono che il Governo mantenga i suoi impegni, e si dichiarano decisi ad inasprire le azioni di lotta a tutela dei propri diritti, della propria dignità e della propria professionalità.

Rdb Cub sulla manifestazione “Stop precarietà” del 4 novembre

Saturday, November 4th, 2006

Il 6 ottobre una grande manifestazione di precari in sciopero ha attraversato la città di Roma per chiedere la fine dello scandalo di uno Stato che da una parte si dichiara intenzionato a reprimere il lavoro nero e dall’altro tiene centinaia di migliaia di lavoratori in questa condizione. Una manifestazione con parole d’ordine nette e chiare, che assumeva il Governo Prodi a controparte e respingeva la manovra economica come una finanziaria in continuità ideologica con quelle di Berlusconi sul tema del precariato.
Quella manifestazione, come le MayDay, come le grandi manifestazioni nazionali per il reddito sociale, che assumevano identici toni radicali nella critica all’operato del governo sul tema precarietà, ha segnato e segna una forte discontinuità con quanti pensano, dopo sei mesi dall’insediamento del governo Prodi, che sia ancora necessario scendere in piazza – il 4 novembre, con una manifestazione e non con uno sciopero – per chiedere l’abrogazione delle leggi vergogna del precedente governo, facendo finta di non capire/sapere che il governo di centro sinistra non ha alcuna intenzione di cassarle, per il semplice fatto che ne condivide appieno lo spirito, anche se non la lettera. La finanziaria messa in campo dal Governo, peraltro sempre più orientata dai continui interventi di Confindustria, non trova accenni nella convocazione della manifestazione; eppure questa pone nodi che non possono essere elusi da nessuno quali l’attacco definitivo al welfare, alla previdenza universalistica, ai risparmi dei lavoratori, al diritto al lavoro e al reddito.
La proposta Amato sui CPT, l’accordo sui call center, la scomparsa del problema precariato dalla manovra finanziaria, l’attacco, sempre in finanziaria, alla scuola pubblica e il sostegno alle private - per citare solo alcuni fatti concreti - confermano senza ombra di dubbio quali siano le intenzioni del governo sui quattro punti all’ordine del giorno di quell’appuntamento che non esitiamo a definire quantomeno inadeguato ai problemi che la nuova fase ci pone.
E’ poi abbastanza evidente che la stragrande maggioranza delle forze che promuovono quell’appuntamento abbiano interesse più a fungere da sostegno al governo che a combatterlo. La presenza di pezzi importanti di categorie della CGIL – quella per intenderci della concertazione e del nuovo patto sociale con il governo Prodi - fa pensare che tale promozione sia dettata, più che dalla convinzione che ciò sia utile a cambiare la politica del governo, dalla necessità di occupare spazi politici per evitare che altri lo facciano con parole d’ordine ed iniziative radicali contro le politiche governative.
Dove saranno, i promotori, il 5 novembre? Cosa metteranno in campo per contrastare le politiche neo liberiste del governo? L’evidenza dice che ciascuno tornerà alle proprie occupazioni, chi alla concertazione, chi a governare, chi a fare opposizione interna senza alcuna intenzione reale di incidere sui processi materiali in atto e, soprattutto, di organizzare davvero, su obbiettivi concreti, i precari.
Esiste invece la necessità di ribadire una forte indipendenza del movimento, organizzata, contro la precarietà dal quadro politico, unico strumento capace di indicare ai precari, ma anche a tutto il mondo del lavoro, strade concrete per affrontare la propria condizione di lavoro e di vita.
La capacità di tenuta di un progetto conflittuale, antagonista e indipendente si misura sulla capacità di avere chiari gli obbiettivi di lotta e di manifestarli con forza senza timore di disturbare il manovratore. Noi il 17 novembre saremo di nuovo in campo con uno sciopero generale e generalizzato e manifesteremo, con molti altri sindacati di base e movimenti sociali, nelle maggiori città italiane per affermare un’idea diversa di società e di diritti del lavoro. Siamo convinti che la strada giusta sia questa e non altre.

Finanziaria e precariato: un incontro al Ministero della Funzione Pubblica

Saturday, November 4th, 2006

Si è svolto ieri un incontro presso il Ministero della Funzione Pubblica convocato sul tema del precariato nel pubblico impiego.

Nell’introdurre la riunione, da parte del Ministero sono state richiamate le norme contenute nel disegno di legge finanziaria per la stabilizzazione dei lavoratori precari delle amministrazioni pubbliche, in particolare l’articolo 57 che consentirebbe di destinare il 20% del fondo per le assunzioni in deroga ai tempi determinati.

Successivamente sono stati esposti i contenuti di un emendamento che il Ministero intende presentare in Commissione Bilancio della Camera, che sta esaminando in sede referente il disegno di legge finanziaria, in cui si stabilisce che nelle assunzioni di personale con contratto a termine il 50 % dei posti programmati è riservato al personale che ha avuto un contratto di collaborazione coordinata e continuativa per la durata complessiva di almeno un anno alla data del 29 settembre 2006, che ha consentito alle diverse amministrazioni di fronteggiare esigenze attinenti alle ordinarie attività di servizio.

L’obiettivo sarebbe quello di iniziare un percorso virtuoso che porti al superamento delle collaborazioni coordinate e continuative.

La FLC nel suo intervento ha sostenuto che se è vero che tutti gli incontri hanno una qualche dose di utilità, occorre che comunque ci sia un qualche riscontro tra ciò che si discute e le decisioni che si assumono sulle tematiche oggetto degli incontri stessi. Da questo punto di vista, quindi, l’auspicio è che da qui in avanti le questioni affrontate trovino una qualche corrispondenza ad esempio in Finanziaria, diversamente da quanto è finora accaduto. In tal senso il metodo diventa sostanza.

Nel merito, abbiamo evidenziato che il problema principale per i comparti dell’università e della ricerca è rappresentato dal blocco delle assunzioni riproposto anche per il 2007. La norma dell’articolo 70 del Disegno di legge finanziaria che consente, dal primo gennaio 2008, alle università e agli enti di ricerca di spendere l’80% del budget ha una efficacia nulla se si mantiene il contestuale riferimento al turn over, mentre la previsione dell’articolo 57 è insufficiente in quanto esclude i collaboratori e gli assegnisti.

Per questo abbiamo chiesto, con le proposte di emendamenti unitari nella parte dedicata al precariato della ricerca e dell’università, il superamento del vincolo del turn over, un concorso straordinario per enti ed università aggiuntivo del reclutamento ordinario e ovviamente lo sblocco delle assunzioni.

Per quanto riguarda la scuola, la previsione delle 150.000 assunzioni dei docenti è un primo positivo atto che, com’è noto a chi conosce la realtà della nostra scuola, non copre neppure tutto il turn over che si è accumulato negli anni precedenti, figuriamoci quello che si produrrà nel prossimo triennio. Si rende, quindi necessario, prevedere un ulteriore piano di assunzioni, finalizzato ad assorbire il precariato storico. Così come va cancellata la norma che dal 2010 annullerebbe le graduatorie permanenti (ma su quest’ultimo punto il Governo ha dichiarato di accogliere la nostra richiesta).

Per quanto attiene alle 20.000 assunzioni previste per il personale ATA, abbiamo ribadito la nostra richiesta di aumento del contingente di 60.000 unità, perchè attualmente sono circa 80.000 i posti coperti da personale precario. Il lavoro del personale ATA è necessario alla scuola dell’autonomia, e la sua stabilizzazione peraltro non comporterebbe oneri finanziari aggiuntivi rispetto a quello che lo Stato già spende perle assunzioni annuali. Se si va, infatti, a fare una verifica attenta dei costi di queste sciagurate operazioni, si scopre che alla fine lo Stato spende di più a licenziare e riassumere quel personale di cui non può proprio fare a meno, rispetto a quanto spenderebbe per la sua stabilizzazione a tempo indeterminato. Fra l’altro si producono situazioni persino paradossali, per cui al primo luglio si licenzia proprio il personale addetto a predisporre le attività necessarie per un avvio puntuale del nuovo anno scolastico.

La parte ministeriale, preso atto delle proposte, ha sottolineato che il problema del precariato nel pubblico impiego è irrisolvibile in una sola finanziaria; sarebbe quindi necessario un confronto che andasse oltre la scadenza del 31 dicembre. A questo fine il tavolo, la cui utilità è stata messa in dubbio da molti interventi, ha un senso nella misura in cui può portare ad una soluzione di medio periodo.

Alla fine dell’incontro le Organizzazioni sindacali confederali di categoria hanno concordato un comunicato unitario.