Mobilitazione dei precari del Comune di Milano

March 16th, 2007

Milano: i lavoratori del Comune - a distanza di un anno dallo sciopero del 31/03/2006 - martedì 20/03/2007 incroceranno di nuovo le braccia. Inoltre, lunedì 19/03/2007, saranno in presidio sotto Palazzo Marino, a partire dalle ore 15.00.

Ci presentiamo: siamo un gruppo di lavoratori precari del Comune di Milano, che ha deciso di dare una risposta collettiva e non più solamente individuale al problema del precariato e perciò abbiamo deciso di costituire nel dicembre 2005 la RETE PRECARIA.

A distanza di un anno dallo sciopero del 31/03/2006, martedì 20/03/2007 incroceremo di nuovo le braccia. Inoltre, lunedì 19/03/2007, saremo in presidio sotto Palazzo Marino, a partire dalle ore 15.

Al Comune di Milano ci sono circa 2000 lavoratori precari, assunti sotto varie tipologie contrattuali, dai lavoratori a tempo determinato ai collaboratori a progetto, dagli ex interinali al personale delle cooperative. Noi precari eroghiamo servizi essenziali in quasi tutti i settori del Comune di Milano, senza che venga riconosciuta la professionalità acquisita, senza aver diritto a permessi studio, per concorsi, senza avere una rappresentanza sindacale propria.
Il centro sinistra ha vinto le elezioni,grazie anche alle promesse di stabilizzazione del personale precario. Nella finanziaria 2007 è stata prevista per gli enti locali la possibilità di stabilizzare i precari che hanno maturato tre anni di servizio dal 01/01/2002;il nostro Comune ha sottoscritto a novembre un impegno per la stabilizzazione di tale personale,ma purtroppo ad oggi nessuno è stato stabilizzato,anzi molti contratti non sono stati rinnovati o prorogati.

Gradiremmo la vostra presenza per descrivere la protesta di chi, a causa della precarietà del lavoro, è anche, o rischia di esserlo, PRECARIO NELLA VITA.

Per eventuali contatti e info:
http://precarimilano.altervista.org
mailto:reteprecaria@yahoo.it

ASSEMBLEA NAZIONALE DEI PRECARI PUBBLICO IMPIEGO: OLTRE 1000 PARTECIPANTI DA TUTTA ITALIA

March 3rd, 2007

Sono arrivati da tutta Italia oltre 1000 lavoratori appartenenti ai diversi settori del lavoro pubblico per partecipare alla seconda assemblea nazionale dei lavoratori precari indetta dalle RdB-CUB.

I lavoratori hanno testimoniato il malessere della loro condizione, che per molti si protrae da lungo tempo, ed hanno chiesto con forza politiche concrete e risolutive della piaga della precarietà.

“Chi ha avuto il mandato di governo sulla parola d’ordine del precariato ha il dovere di portare a termine questo impegno”, ha dichiarato Carmela Bonvino, responsabile precari delle RdB-CUB. “Il Governo ha tamponato solo il 2% della platea dei lavoratori precari: è necessaria una netta inversione di tendenza che stabilizzi tutti i lavoratori ed impedisca la creazione di nuovo precariato nella pubblica amministrazione”.

A favore della stabilizzazione di tutti i precari della PA si è espresso anche il Senatore Salvi (DS), primo firmatario del Disegno di legge predisposto dalle RdB-CUB e già depositato in Parlamento: “E’ inaccettabile che lo Stato dia cattivo esempio di violazione dei diritti. Bisogna avviare una legislazione che elimini il precariato dal nostro futuro: anche per questo sarò in piazza il 30 marzo”, ha dichiarato Salvi.

E’ intervenuto il sottosegretario all’Economia Paolo Cento (Verdi), impegnandosi ad ottenere da parte del governo disponibilità sul problema del precariato. In sintonia si sono espressi anche Giovanni Russo Spena, Capogruppo PRC, Dino Tibaldi, responsabile lavoro PdCI, Francesco Caruso, deputato PRC, che hanno evidenziato come il confronto sul problema debba essere svolto con chi effettivamente rappresenta i lavoratori. Ha partecipato inoltre la Dott. Pettine in rappresentanza del Sottosegretario al Lavoro Rosa Rinaldi.

Il Responsabile delle relazioni sindacali del Ministero della Funzione pubblica, Gallozzi, si è impegnato a nome del Ministro Nicolais a convocare alla presenza di tutte le confederazioni sindacali maggiormente rappresentative il tavolo sul precariato, che si aprirà nelle prossime ore, imposto dalle RdB-CUB con lo sciopero del 6 ottobre scorso.

L’assemblea ha unanimemente deliberato l’adesione dei lavoratori precari allo sciopero generale del Pubblico Impiego indetto dalle RdB-CUB per il prossimo 30 marzo.

“Se il governo intende scegliersi gli interlocutori di comodo, forse durerà ancora qualche tempo, ma taglierà il ramo dove è seduto”, ha concluso Elisabetta Callari delle RdB-CUB. “Il 30 marzo i lavoratori precari saranno protagonisti in piazza accanto a quelli di ruolo: saranno decine di migliaia, e pronti a riaprire il conflitto se gli impegni presi non verranno mantenuti”.

Centinaia di precari al Formez

November 14th, 2006
Sono più di 200 le persone al Formez con contratto a tempo determinato (quasi la metà del totale dei dipendenti) e alcune centinaia quelle con contratti cosiddetti “atipici”, di cui una parte consistente svolge un lavoro equiparabile nella sostanza a quello di un dipendente. Molti di questi lavoratori hanno il contratto in scadenza a dicembre 2006, molti altri nei primi mesi del 2007. Ciononostante, pur avendo denunciato la propria condizione di precarietà al Ministro Luigi Nicolais con una lettera del settembre scorso, non hanno ancora alcuna indicazione sul proprio futuro, con l’aggravante dell’assoluta incertezza sulle nuove fonti di finanziamento di progetti Formez.
Si tratta di risorse molto qualificate, che da anni – in alcuni casi molti anni – svolgono funzioni strutturali, con esperienza e know how ormai consolidati, che hanno maturato un forte senso di appartenenza verso l’Istituto, ne conoscono approfonditamente la realtà e spesso sono identificati all’esterno come referenti dello stesso.
Il Formez ha assunto nelle ultime settimane una posizione di primo piano nel dibattito sulle riforme della Pubblica Amministrazione. In un confuso rincorrersi di indiscrezioni, che vogliono l’Istituto un giorno radicalmente ridefinito nelle sue funzioni e il giorno dopo fuso con la Scuola superiore della pubblica amministrazione, sconcerta la totale assenza di attenzione sul futuro dei lavoratori precari.
Il Coordinamento precari Formez, sulla base di quanto emerso nelle assemblee dei lavoratori degli ultimi giorni, chiede di essere coinvolto immediatamente e in modo diretto nelle discussioni che a tutti i livelli si svolgeranno sul futuro dell’Istituto e di avere rassicurazioni sui seguenti punti:
rinnovo di tutti i contratti in scadenza;
chiarezza sul futuro dell’Istituto nel breve e lungo periodo per quanto riguarda sia la mission sia gli aspetti finanziari;
un piano di stabilizzazione del precariato con tempi e modalità chiare e certe, alla luce tra l’altro della dichiarazione allegata al contratto nazionale Formez siglato a luglio con cui l’Istituto si impegnava a definire, entro l’anno, un apposito accordo sulla politica delle assunzioni e la regolamentazione dei rapporti di lavoro cosiddetti atipici.

Precari della scuola: Folena (Prc-Sinistra Europea) conferma impegno per emendare la Finanziaria

November 9th, 2006

I docenti precari chiedono precise garanzie che la Finanziaria verrà emendata in modo da non escludere dalle graduatorie nel 2010 coloro che non fossero stati ancora assunti stabilmente. Il presidente della Commissione Cultura della Camera rassicura che il rinvio del voto all’Aula non è un problema.

Dopo i dubbi e le ansie dei tanti docenti precari scaturiti dal fatto che l’emendamento di maggioranza per modificare l’art. 66 della Finanziaria ed evitare la cancellazione delle graduatorie permanenti dal 2010, presentato in Commissione bilancio alla Camera dei deputati, non è stato esaminato ed è approdato direttamente all’esame dell’Aula (come peraltro, altre proposte di modifica riguardanti il settore scolastico), l’on. Pietro Folena, presidente della Commissione Cultura della Camera, ha diramato un comunicato per confermare il proprio impegno e rassicurare che l’emendamento è stato ripresentato per cercare di farlo passare con il voto assembleare.

“E’ anche meglio, da un certo punto di vista, che l’emendamento 66.151 venga votato in aula - afferma Folena - così ci sarà una assunzione politica più forte dell’impegno verso i precari”.

A questo proposito, il presidente della Commissione Cultura, Scienza e Istruzione, deputato del Prc-Sinistra Europea, invita gli insegnanti precari “a mandare una email a tutti i deputati per sollecitarli al voto”.

I precari della Croce Rossa manifestano in silenzio

November 9th, 2006

E’ stata una manifestazione silenziosa quella cui hanno dato vita, nella mattinata di oggi giovedì 9 novembre, centinaia di lavoratori della Croce Rossa Italiana riuniti davanti al Parlamento con l’intento di parafrasare il silenzio assordante del Governo su un problema così sentito dai lavoratori e dalla cittadinanza.

La manifestazione, indetta unitariamente da Cgil Cisl Uil e RdB, ha chiesto l’inserimento nella Finanziaria 2007 di un emendamento che garantisca la stabilizzazione del rapporto di lavoro degli oltre 2400 precari (a fronte degli appena 1700 dipendenti fissi), senza i quali i servizi erogati dalla CRI subirebbero un duro colpo. Inoltre, per fronteggiare l’immediato, si è richiesto almeno un provvedimento tampone che proroghi per tutto il 2007 i contratti in scadenza al  31dicembre 2006.

I lavoratori rivendicano anche un intervento normativo del Governo che consenta di sbloccare la vertenza che li vede ancora in attesa di percepire somme, legittimamente dovute, relative agli anni dal 2002 al 2005.

La protesta non ha ricevuto altra risposta che il silenzio da parte di quello stesso Governo sulla lotta al precariato ha basato la propria campagna elettorale. I lavoratori della Croce Rossa attendono che il Governo mantenga i suoi impegni, e si dichiarano decisi ad inasprire le azioni di lotta a tutela dei propri diritti, della propria dignità e della propria professionalità.

Rdb Cub sulla manifestazione “Stop precarietà” del 4 novembre

November 4th, 2006

Il 6 ottobre una grande manifestazione di precari in sciopero ha attraversato la città di Roma per chiedere la fine dello scandalo di uno Stato che da una parte si dichiara intenzionato a reprimere il lavoro nero e dall’altro tiene centinaia di migliaia di lavoratori in questa condizione. Una manifestazione con parole d’ordine nette e chiare, che assumeva il Governo Prodi a controparte e respingeva la manovra economica come una finanziaria in continuità ideologica con quelle di Berlusconi sul tema del precariato.
Quella manifestazione, come le MayDay, come le grandi manifestazioni nazionali per il reddito sociale, che assumevano identici toni radicali nella critica all’operato del governo sul tema precarietà, ha segnato e segna una forte discontinuità con quanti pensano, dopo sei mesi dall’insediamento del governo Prodi, che sia ancora necessario scendere in piazza – il 4 novembre, con una manifestazione e non con uno sciopero – per chiedere l’abrogazione delle leggi vergogna del precedente governo, facendo finta di non capire/sapere che il governo di centro sinistra non ha alcuna intenzione di cassarle, per il semplice fatto che ne condivide appieno lo spirito, anche se non la lettera. La finanziaria messa in campo dal Governo, peraltro sempre più orientata dai continui interventi di Confindustria, non trova accenni nella convocazione della manifestazione; eppure questa pone nodi che non possono essere elusi da nessuno quali l’attacco definitivo al welfare, alla previdenza universalistica, ai risparmi dei lavoratori, al diritto al lavoro e al reddito.
La proposta Amato sui CPT, l’accordo sui call center, la scomparsa del problema precariato dalla manovra finanziaria, l’attacco, sempre in finanziaria, alla scuola pubblica e il sostegno alle private - per citare solo alcuni fatti concreti - confermano senza ombra di dubbio quali siano le intenzioni del governo sui quattro punti all’ordine del giorno di quell’appuntamento che non esitiamo a definire quantomeno inadeguato ai problemi che la nuova fase ci pone.
E’ poi abbastanza evidente che la stragrande maggioranza delle forze che promuovono quell’appuntamento abbiano interesse più a fungere da sostegno al governo che a combatterlo. La presenza di pezzi importanti di categorie della CGIL – quella per intenderci della concertazione e del nuovo patto sociale con il governo Prodi - fa pensare che tale promozione sia dettata, più che dalla convinzione che ciò sia utile a cambiare la politica del governo, dalla necessità di occupare spazi politici per evitare che altri lo facciano con parole d’ordine ed iniziative radicali contro le politiche governative.
Dove saranno, i promotori, il 5 novembre? Cosa metteranno in campo per contrastare le politiche neo liberiste del governo? L’evidenza dice che ciascuno tornerà alle proprie occupazioni, chi alla concertazione, chi a governare, chi a fare opposizione interna senza alcuna intenzione reale di incidere sui processi materiali in atto e, soprattutto, di organizzare davvero, su obbiettivi concreti, i precari.
Esiste invece la necessità di ribadire una forte indipendenza del movimento, organizzata, contro la precarietà dal quadro politico, unico strumento capace di indicare ai precari, ma anche a tutto il mondo del lavoro, strade concrete per affrontare la propria condizione di lavoro e di vita.
La capacità di tenuta di un progetto conflittuale, antagonista e indipendente si misura sulla capacità di avere chiari gli obbiettivi di lotta e di manifestarli con forza senza timore di disturbare il manovratore. Noi il 17 novembre saremo di nuovo in campo con uno sciopero generale e generalizzato e manifesteremo, con molti altri sindacati di base e movimenti sociali, nelle maggiori città italiane per affermare un’idea diversa di società e di diritti del lavoro. Siamo convinti che la strada giusta sia questa e non altre.

Finanziaria e precariato: un incontro al Ministero della Funzione Pubblica

November 4th, 2006

Si è svolto ieri un incontro presso il Ministero della Funzione Pubblica convocato sul tema del precariato nel pubblico impiego.

Nell’introdurre la riunione, da parte del Ministero sono state richiamate le norme contenute nel disegno di legge finanziaria per la stabilizzazione dei lavoratori precari delle amministrazioni pubbliche, in particolare l’articolo 57 che consentirebbe di destinare il 20% del fondo per le assunzioni in deroga ai tempi determinati.

Successivamente sono stati esposti i contenuti di un emendamento che il Ministero intende presentare in Commissione Bilancio della Camera, che sta esaminando in sede referente il disegno di legge finanziaria, in cui si stabilisce che nelle assunzioni di personale con contratto a termine il 50 % dei posti programmati è riservato al personale che ha avuto un contratto di collaborazione coordinata e continuativa per la durata complessiva di almeno un anno alla data del 29 settembre 2006, che ha consentito alle diverse amministrazioni di fronteggiare esigenze attinenti alle ordinarie attività di servizio.

L’obiettivo sarebbe quello di iniziare un percorso virtuoso che porti al superamento delle collaborazioni coordinate e continuative.

La FLC nel suo intervento ha sostenuto che se è vero che tutti gli incontri hanno una qualche dose di utilità, occorre che comunque ci sia un qualche riscontro tra ciò che si discute e le decisioni che si assumono sulle tematiche oggetto degli incontri stessi. Da questo punto di vista, quindi, l’auspicio è che da qui in avanti le questioni affrontate trovino una qualche corrispondenza ad esempio in Finanziaria, diversamente da quanto è finora accaduto. In tal senso il metodo diventa sostanza.

Nel merito, abbiamo evidenziato che il problema principale per i comparti dell’università e della ricerca è rappresentato dal blocco delle assunzioni riproposto anche per il 2007. La norma dell’articolo 70 del Disegno di legge finanziaria che consente, dal primo gennaio 2008, alle università e agli enti di ricerca di spendere l’80% del budget ha una efficacia nulla se si mantiene il contestuale riferimento al turn over, mentre la previsione dell’articolo 57 è insufficiente in quanto esclude i collaboratori e gli assegnisti.

Per questo abbiamo chiesto, con le proposte di emendamenti unitari nella parte dedicata al precariato della ricerca e dell’università, il superamento del vincolo del turn over, un concorso straordinario per enti ed università aggiuntivo del reclutamento ordinario e ovviamente lo sblocco delle assunzioni.

Per quanto riguarda la scuola, la previsione delle 150.000 assunzioni dei docenti è un primo positivo atto che, com’è noto a chi conosce la realtà della nostra scuola, non copre neppure tutto il turn over che si è accumulato negli anni precedenti, figuriamoci quello che si produrrà nel prossimo triennio. Si rende, quindi necessario, prevedere un ulteriore piano di assunzioni, finalizzato ad assorbire il precariato storico. Così come va cancellata la norma che dal 2010 annullerebbe le graduatorie permanenti (ma su quest’ultimo punto il Governo ha dichiarato di accogliere la nostra richiesta).

Per quanto attiene alle 20.000 assunzioni previste per il personale ATA, abbiamo ribadito la nostra richiesta di aumento del contingente di 60.000 unità, perchè attualmente sono circa 80.000 i posti coperti da personale precario. Il lavoro del personale ATA è necessario alla scuola dell’autonomia, e la sua stabilizzazione peraltro non comporterebbe oneri finanziari aggiuntivi rispetto a quello che lo Stato già spende perle assunzioni annuali. Se si va, infatti, a fare una verifica attenta dei costi di queste sciagurate operazioni, si scopre che alla fine lo Stato spende di più a licenziare e riassumere quel personale di cui non può proprio fare a meno, rispetto a quanto spenderebbe per la sua stabilizzazione a tempo indeterminato. Fra l’altro si producono situazioni persino paradossali, per cui al primo luglio si licenzia proprio il personale addetto a predisporre le attività necessarie per un avvio puntuale del nuovo anno scolastico.

La parte ministeriale, preso atto delle proposte, ha sottolineato che il problema del precariato nel pubblico impiego è irrisolvibile in una sola finanziaria; sarebbe quindi necessario un confronto che andasse oltre la scadenza del 31 dicembre. A questo fine il tavolo, la cui utilità è stata messa in dubbio da molti interventi, ha un senso nella misura in cui può portare ad una soluzione di medio periodo.

Alla fine dell’incontro le Organizzazioni sindacali confederali di categoria hanno concordato un comunicato unitario.

35.000 precari del pubblico impiego in piazza a Roma

October 7th, 2006

precari PA roma 6 ottobre 2006

Lavoratori precari della Sanità, dei Vigili del Fuoco, degli Enti Locali, delle Agenzie Fiscali e della Scuola, della Ricerca e dei Ministeri, ma anche dipendenti delle cooperative appaltatrici dei servizi esternalizzati, sono giunti in 35.000 a Roma da tutta Italia per il primo sciopero nazionale di tutto il precariato del Pubblico Impiego.

“No al lavoro nero, no al precariato di stato: assunti tutti, assunti subito, assunti davvero” recitava lo striscione di apertura del corteo, che partito ieri mattina alle 10 da Piazza della Repubblica, e ingrossato dagli ultimi arrivi dai treni provenienti dalla Sicilia e dal Piemonte, è giunto in tarda mattinata davanti al Ministero della Funzione Pubblica, dove dal palco si sono susseguiti gli interventi dei lavoratori.

Alla manifestazione hanno partecipato anche numerosi Sindaci, fra cui 5 primi cittadini della Locride, ed ha aderito il Comitato dei Precari del call center Atesia, a segnare l’unità di lotta fra il settore pubblico e privato.

“Questo primo sciopero nazionale non è solo un importante punto di arrivo, ma è soprattutto l’avvio della lotta per cancellare il precariato far riscrivere la Legge Finanziaria: proseguiremo con lo sciopero generale del 17 novembre prossimo”, ha dichiarato il Coordinatore nazionale RdB-CUB Pierpaolo Leonardi, che dal palco ha rinnovato la solidarietà della Confederazione Unitaria di Base ai giornalisti in sciopero.

Presso il Ministero della Funzione Pubblica una delegazione ha incontrato per oltre un’ora il Ministro Nicolais. Pur nella diversità di posizioni si è convenuto sulla necessità di aprire un tavolo permanente sulla precarietà presso lo stesso Ministero, a cui, su richiesta dell’RDB-CUB, dovranno partecipare tutti i Ministeri interessati dal fenomeno, nonché la Conferenza delle Regioni per quanto attiene gli enti locali.

In un incontro al Ministero del Lavoro, cui hanno partecipato anche i cinque sindaci della Locride, il Governo si è impegnato a riproporre sotto forma di emendamento il finanziamento ai fondi per la prosecuzione dei progetti LSU.

Altri tre incontri si sono svolti presso altrettanti Ministeri: Giustizia, Sanità, Istruzione. Nelle prossime ore sarà fissato quello da tenersi presso Il Ministero delle Attività Produttive.

La finanziaria non piace agli atipici. Le critiche del Nidil

October 5th, 2006

A una prima lettura della Finanziaria 2007 NIdiL Cgil, pur riconoscendo la positività del percorso di innalzamento dell’aliquota contributiva e dopo aver avanzato assieme alla CGIL e alle altre organizzazioni sindacali precise richieste al Governo per cominciare ad affrontare i problemi della parasubordinazione, ritiene decisamente insufficienti per i precari le misure contenute nella legge e, oltre le ricadute negative di alcuni provvedimenti, denuncia il rischio di creare ulteriori sperequazioni per lavoratori già svantaggiati.
Infatti la richiesta di aumentare, tramite l’innalzamento dell’aliquota contributiva, il costo del lavoro parasubordinato per scoraggiarne l’uso improprio, non è stata accompagnata, nella finanziaria, da criteri precisi per definire i compensi dei collaboratori. In questo modo l’aumento dell’aliquota verrà scaricato ancora una volta sui lavoratori parasubordinati diminuendo il loro già esiguo compenso netto. Saranno purtroppo ancora una volta i lavoratori a pagare.
Non c’è nessuna norma per stabilire che i compensi dei parasubordinati non siano inferiori a quelli previsti nei contratti collettivi nazionali per i dipendenti con riferimento ad analoghe professionalità.
Per le partita iva individuali poi, l’aumento sarà ancora più pesante, non essendoci alcun riequilibrio fra quanto pagato dal lavoratore e quanto dal datore di lavoro. Questi lavoratori, a differenza degli altri, dovranno pagarsi per intero i contributi.
L’assenza di costi previdenziali a carico dei committenti è quindi un incentivo all’utilizzo improprio di lavoratori con partita Iva individuale.
L’aumento della contribuzione non è poi accompagnato da un incremento delle tutele e delle prestazioni sociali a favore dei collaboratori, che a causa della loro condizione lavorativa ne avrebbero reale bisogno.
Rimangono insolute infatti le questioni riguardanti la tutela della gravidanza a rischio per le collaboratrici e il riconoscimento della disoccupazione con requisiti ridotti a lavoratori che si caratterizzano per una forte discontinuità lavorativa.
In più NIdiL e la Cgil avevano chiesto al Governo di sbloccare l’accesso alla formazione per i parasubordinati, rendendo esigibili e strutturali le attuali risorse accantonate nel Fondo Inps. Anche di questo in Finanziaria non vi è traccia.
E’ senza dubbio positivo aver previsto l’indennizzo per malattia domiciliare e una indennità economica per congedo parentale. Questi provvedimenti, però, sono parziali (al massimo 18 euro al giorno per malattia, dal quarto giorno e per un massimo di 20 giorni l’anno) o addirittura inesigibili dai lavoratori e si traducono in poco più di una mancia.
L’indennità economica per congedo parentale, invece, non è affatto esigibile al momento, poiché i parasubordinati non hanno il diritto alla sospensione della prestazione per congedi, né è regolamentato l’utilizzo nei contratti individuali.
Infine, nel Pubblico Impiego, non sono poi previste né stabilizzazioni dei parasubordinati, né sono riconosciuti i periodi svolti dai collaboratori ai fini dei punteggi nei concorsi. Questa iniquità riguarda anche i lavoratori in somministrazione a tempo determinato (ex interinali).
Per ultimo sono previsti tagli sulle collaborazioni della pubblica amministrazione, ciò si tradurrà in un’inevitabile licenziamento di migliaia di Co.Co.Co del pubblico impiego.

Precari e Finanziaria 2007: il Governo assuma misure decise

September 27th, 2006

In occasione della stesura della Legge Finanziaria 2007 NIdiL e la Cgil hanno avanzato precise richieste al Governo per cominciare ad affrontare i problemi della parasubordinazione; richieste mirate per un verso ad innalzare il costo complessivo della parasubordinazione che dovrà tendere a superare il costo del lavoro dipendente, al fine di scoraggiare l’uso improprio della stessa; nel contempo tese a migliorare le condizioni di lavoro economiche, previdenziali e assistenziali dei lavoratori.
Nello specifico è stato richiesto che:

1. L’innalzamento indispensabile dell’aliquota contributiva (previsto in +5%) non deve determinare la riduzione del compenso dei lavoratori. Occorre stabilire criteri precisi per definire i compensi dei collaboratori, senza i quali il solo aumento dell’aliquota non serve né a rendere meno conveniente l’utilizzo delle collaborazioni per le imprese, né a garantire un futuro pensionistico dignitoso ai lavoratori.
Da nostre proiezioni infatti risulta che con gli attuali livelli di reddito, prevedendo un aumento dell’aliquota fino al 25%, con 65 anni di età e 25 anni di contributi un collaboratore riceverà una pensione ben al di sotto dell’assegno sociale, ossia, pari a 320,96€ (423€ con l’aliquota al 33%).
Inoltre se oggi gli atipici guadagnano 7.035 euro all’anno in meno rispetto ai dipendenti, fra 10 anni le stime parlano di una differenza di 10.810 euro a discapito dei collaboratori.
Per questo serve una norma che definisca i compensi dei lavoratori parasubordinati in modo che non siano inferiori a quelli previsti nei CCNL per i lavoratori dipendenti con riferimento ad analoghe professionalità.

2. L’annunciato aumento contributivo anche per i titolari di partita Iva dovrà necessariamente intervenire riequilibrando quanto pagato dal lavoratore e quanto dal datore di lavoro. Quindi, anche per questi lavoratori i costi contributivi devono essere ripartiti attribuendo 1/3 al lavoratore e i 2/3 al committente, come avviene per gli altri parasubordinati. Sarebbe iniquo se questi lavoratori, pur se iscritti alla stessa cassa previdenziale dei parasubordinati, dovessero continuare pagare per intero l’aliquota contributiva.
Per di più occorre specificare che l’assenza di costi previdenziali a carico dei committenti è di fatto un incentivo all’utilizzo improprio di lavoratori con partita Iva individuale.

3. L’aumento contributivo previsto dalla Finanziaria 2007 dovrà, necessariamente, essere accompagnato sia da un adeguato aumento delle prestazioni sociali a favore dei collaboratori, sia dal riconoscimento di tutele come: l’indennità di disoccupazione a requisiti ridotti anche per i collaboratori, l’indennità di malattia a decorso domiciliare per malattie particolarmente gravi e di lunga durata, la tutela della maternità a rischio. Bisogna poi eliminare gli attuali minimali di accesso all’indennità maternità che, poiché troppo restrittivi, penalizzano molte donne. Oggi, infatti, il fondo Inps parasubordinati eroga l’indennità di maternità a un numero davvero esiguo di collaboratrici.
Infine, NIdiL e la Cgil hanno chiesto al Governo di sbloccare l’accesso alla formazione per i parasubordinati, rendendo esigibili e strutturali le attuali risorse accantonate nel Fondo Inps.